Nuovi risultati di eccellenza per il progetto internazionale grazie ai fondi del Ministero della Cultura (MiC), della Direzione Generale Musei, della Direzione Regionale Musei Nazionali (DRM) Basilicata e della Humboldt-Universität-Gesellschaft insieme all’International Office dell’Humboldt-Universität zu Berlin: identificato un sistema difensivo in mattoni crudi in un’area mai indagata prima e rinvenuti depositi votivi con “obeloi” in ferro in associazione con il più antico apprestamento murario del santuario.
Policoro, 2026 – Proseguono con risultati di eccezionale rilievo scientifico le attività del SIRIS-Project, il programma internazionale di ricerca archeologica diretto dall’Humboldt-Universität zu Berlin in stretta sinergia con la Direzione Regionale Musei Nazionali Basilicata e il Museo Archeologico Nazionale della Siritide. Sotto la direzione scientifica di Annarita Doronzio e Carmelo Colelli, le indagini della campagna 2026 hanno svelato elementi cruciali per la storia della colonia greca di Siris.
La scoperta delle difese arcaiche
La vera novità di questa campagna risiede nell’individuazione di imponenti strutture murarie in mattoni crudi in un settore dell’area archeologica finora mai indagato in maniera sistematica dalla ricerca. Si tratta di un sistema di fortificazione precedente alla fondazione della città di Herakleia, la cui scoperta permette di ridefinire integralmente la topografia difensiva e i processi di urbanizzazione delle fasi inaugurali dell’insediamento arcaico.
Il cuore del Santuario di Demetra
Parallelamente, nel settore sacro dedicato a Demetra, le ricerche hanno isolato un imponente muro lungo almeno 6,50 metri, la cui edificazione è da datarsi anteriormente alla metà del VI secolo a.C. Allo stato attuale delle ricerche, questa rappresenta la struttura più antica individuata nel santuario, elemento chiave per comprendere l’organizzazione dello spazio cultuale e le prime fasi di monumentalizzazione dell’area sacra.
Ritualità e valore: gli obeloi
Di straordinario interesse è il recupero di nuovi depositi votivi che hanno restituito numerosi obeloi (spiedi rituali in ferro). Tali oggetti rivestivano un ruolo centrale non solo nella ritualità religiosa, ma anche come simboli pre-monetari di valore e scambio nelle società arcaiche. Il recupero, effettuato con tecniche di micro-scavo, assicura la conservazione del contesto stratigrafico originario, fondamentale per l’analisi storica.
Innovazione Digitale e Interdisciplinare
Il progetto si conferma all’avanguardia per l’integrazione di archeologia tradizionale e tecnologie avanzate: i materiali sono documentati tramite rilievi fotogrammetrici, modellazione 3D e sistemi GIS. Parallelamente, analisi archeometriche sulle ceramiche e studi chimici condotti sui residui organici hanno confermato la presenza di vino nelle offerte rituali del santuario, fornendo dati inediti sulla liturgia demetriaca.
Valorizzazione e Fruizione
Il progetto si distingue per il rapido trasferimento dei risultati alla fruizione pubblica. Alcuni dei reperti rinvenuti nel 2025, tra cui il cosiddetto “Deposito Votivo Humboldt” e una eccezionale statuetta fittile di dea arcaica, sono già esposti presso il Museo Archeologico Nazionale della Siritide nell’ambito della mostra “Le dee del grano”, dedicata ai culti femminili della Basilicata antica.






